Il legame nei secoli tra turismo e agricoltura

Il turismo non è un prodotto del benessere della società o del capitalismo industriale: il suo progresso è inscindibile dall'evoluzione della civiltà e della cultura umana, tanto che ogni periodo storico ha visto l'affermazione di un particolare tipo di turismo. Probabilmente la prima forma di turismo si può identificare con quella in uso presso il popolo egiziano, già 6 mila anni fa col pellegrinaggio verso i templi. E' vero che nel passato le persone vivevano in piccoli paesi ed era difficile viaggiare a causa delle caratteristiche del paesaggio, della mancanza di vie di comunicazione e di strutture ricettive; ma le isole della Grecia erano facilmente raggiungibili e il flusso turistico di maggiori proporzioni si realizzava per le olimpiadi in onore del dio Zeus. Il turismo definito "moderno", venne anticipato dai romani, che si rifugiavano nella natura per evadere dai rumori e dal disordine della città, che organizzarono attività di ristorazione e alloggio intorno ai santuari per un turismo religioso, che ricercavano il benessere con un turismo termale, che degustavano le diverse qualità di vino per un turismo gastronomico.

Oggi come un tempo, una vacanza non è più intesa come la visita a una città o la spiaggia di un'altra, ma soltanto per evadere dal caos cittadino. Ed è proprio oggi che una vacanza per esempio in agriturismo offre non solo una qualità e una quantità di servizi che la ricettività tradizionale non può dare, ma anche l'unica forma di azione possibile contro il degrado dell'ambiente e la perdita delle tradizioni. Oggi come un tempo, che si cerchi la fuga o l'isolamento, che si sia in vacanza per il desiderio di conoscenza o di esplorare, tutti indiscutibilmente sono alla ricerca del relax. Si sente spesso dire che il tal luogo o il tal'altro offra luoghi tranquilli, molto belli e adatti a trascorrere meravigliose, fantastiche, affascinanti e rilassanti vacanze in agriturismo... Ma cosa si intende esattamente per agriturismo? Fare dell'agriturismo significa andare in una azienda agricola, vivendo a stretto contatto con la natura e soprattutto con la campagna; significa vivere in quelle caratteristiche case coloniche dai muri spessi e chiari, che sanno raccontare storie antiche, di un mondo vicino nel tempo ma lontanissimo per cultura e modi di vivere.

E' solo dal 1995, anno della prima Conferenza Mondiale sul turismo sostenibile che si cerca di organizzare un turismo diverso, definito appunto "sostenibile", che si preoccupi non solo di di non intaccare le risorse dei luoghi che va a toccare, ma si fa carico di portare un contributo attivo alla loro salvaguardia. Una delle definizioni relative al "turismo sostenibile" parla di "attività turistica che rispetta e preserva le risorse naturali, culturali e sociali e che contribuisce allo sviluppo economico e al benessere degli individui che vivono e lavorano in questi spazi" (Rivista Ambientale del Consiglio d’Europa).

Circa 10 mila anni fa l'uomo divenne agricoltore, dopo aver osservato come le piante crescevano e iniziò a costruire i primi villaggi sfruttando questa risorsa in grado di sfamare molte persone. Cambiò anche il comportamento nei confronti degli animali e i bovini fornivano un grande aiuto nel lavoro nei campi. Nell'era del bronzo venne introdotto l'aratro anche se rudimentale. Se un campo veniva sfruttato troppo, seminandovi ogni anno lo stesso tipo di semi, dava raccolti sempre più scarsi; allora inventarono il maggese, che prevedeva la semina ad anni alterni; un sistema ancora più efficace fu la rotazione delle colture, basata sul fatto che le piante per crescere prelevano dal terreno alcuni sali minerali e ne cedono altri.

Inutile precisare che a quel tempo l'agricoltura era quella che oggi si definisce "agricoltura biologica" cioè un'agricoltura in cui non si utilizzavano sostanze chimiche di sintesi (concimi, diserbanti, anticrittogamici, insetticidi, pesticidi in genere), nè Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Alla difesa delle colture si provvedeva innanzi tutto in via preventiva, selezionando specie resistenti alle malattie e intervenendo con tecniche di coltivazione appropriate come, per esempio l'uso di concimi naturali e la rotazione delle colture, appunto.

Lo sviluppo dell'industria permise di costruire macchine sempre più sofisticate, e di integrare i terreni con concimi chimici. L’agricoltura oggi definita come "intensiva" si ripropone di ottenere il massimo rendimento per ettaro; Ma per fortuna c'è un piccolo numero di agricoltori che sentono la responsabilità di dare una terra fertile e sana in eredità alle generazioni future.

L'agricoltura sostenibile, è l'unica via per rispondere alle sfide ambientali: consiste nell'utilizzo di tecniche agricole in grado di rispettare l'ambiente, la biodiversità e la naturale capacità di assorbimento dei rifiuti della terra.

Fonte:[http://www.idaic.it/storia-del-turismo.html]


Gli agricoltori che vivono vicino alle grandi città oppure nei luoghi di villeggiatura dovrebbero prendere in considerazione l'idea di sviluppare esperienze legate al cibo da vendere ai cittadini in fuga dalle metropoli oppure ai turisti annoiati.

Certo, bisogna cambiare modo di lavorare: l'obiettivo non è più solo produrre cibo, ma anche intrattenere e incuriosire i consumatori. E occorre anche fare degli investimenti. Ma se si vuole far crescere il proprio giro d'affari bisogna osare.

Il ritorno al cibo e alle tradizioni

Per capire le radici di questa tendenza bisogna guardare alla storia del nostro paese negli ultimi settanta anni. Se nell'era contadina il cibo era la vita delle persone, nel senso che lavoravano per produrre cibo e se questo scarseggiava rischiavano la vita, con l'industrializzazione e l'urbanizzazione il legame campagna-cibo-consumatore si è affievolito. Fino a scomparire con la diffusione dei supermercati negli anni '70-'80, quando il cibo è diventato una commodity da comprare a basso costo. "Si assiste oggi a una vera e propria perdita culturale, legata al fatto che le generazioni attuali non mangiano più quello che genitori e antenati hanno mangiato, adottando stili alimentari conformati e conducendo - in prospettiva - all'abbandono di tradizioni, rituali e consuetudini culinarie che affondano le loro radici nella storia dei popoli e ne alimentano i tratti culturali e sociali", si può leggere nel documento La dimensione culturale del cibo del Barilla center for food and nutrition.


Fonte:[https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2020/01/27/vendere-esperienze-di-agricoltura-non-solo-prodotti-agricoli/65545]


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