La leggenda di Donna Canfora di Maria Celebre e Francesca Morabito

Virtù erano la discrezione, l’osservanza del segreto dell’ordine; l’obbedienza alle supreme gerarchie dell’ordine; la costumatezza; l’amore per l’umanità; il coraggio; la generosità e l’amore per la morte. (Lev Tolstoj). Oggi partiamo da qui, non un mito ma una leggenda una delle più belle e famose della nostra costa Calabrese. La leggenda di Donna Canfora “Impara o tiranno, che le donne di questa terra preferiscono la morte al disonore!” Vi avevamo affascinato qualche settimana fa con il racconto di Porto Oreste, del mito dei Sette affluenti del fiume Metauro, ma quello che ancora non vi avevamo raccontato è la leggenda di Donna Canfora. Ed è lungo la costa tirrenica calabrese, Taureana di Palmi, nel Porto antico di Pietrenere in Provincia di Reggio Calabria che immaginiamo di essere. Una Donna La sua Virtu’: Donna Canfora. Diverse le versioni del luogo della sua dimora, una su tutte che dimorasse nella torre saracena di Palmi, una delle antiche torri d'avvistamento cinquecentesche che sorgono sul litorale della Costa Viola, sulla sommità del pianoro di Taureana, a ridosso di una falesia che sovrasta la spiaggia del Lido di Palmi. Nobildonna bellissima, rimasta vedova molto Giovane dedicò con devozione la vita al compianto marito Morto. Passava le sue giornate guardando il mare e lavorando con l’arcolaio. Ma la rara bellezza della donna non passo inosservata e divenne famosa tra i Saraceni che spesso erano soliti fare incursioni proprio sulle coste tirreniche del Reggino. Decisero così di rapire Donna Canfora. Ma con quale stratagemma? Come Portare la Donna sulla Nave? Approdati a Pietrenere, imbandirono sulla nave un Mercato di stoffe pregiate, maioliche, pietre dure che colpirono l’attenzione dei visitatori e della governante della donna, che pensando di far cosa gradita, convinse Donna Canfora a seguirla al porto, seppur quella mattina, una strana premonizione l’accompagnasse. Arrivata al porto, iniziò ad ammirare le stoffe si fece strada tra la folla varcando quel confine che era il ponte della nave…… Ma una volta salita a bordo il Capitano della Nave ordinò alla flotta di levare l’ancora. In trappola ormai, la nave cominciò ad allontanarsi dalla spiaggia. Resasi conto dell’inganno, la giovane donna chiese per l’ultima volta di poter salutare la sua terra e avvicinatasi al parapetto, si gettò in mare. Il suo abito di Broccato azzurro appesantito dall’acqua non le diede scampo, e venne inghiottita. Da allora si racconta che il mare dove Donna Canfora morì assunse un colore azzurro cangiante, turchese, a volte splendente come mille diamanti…. Ma lei non riposa in pace, si dice infatti che nelle notti di tempesta si ode il suo strazio, il suo pianto. Si dice anche, che si sia trasformata in una sirena tant'è vero che il suo canto ancora oggi, viene udito dalle barche dei pescatori di passaggio. Un’ulteriore versione della leggenda, ricolloca Donna Canfora a Torre Ruffa, vicino Tropea in provincia di Vibo Valentia. Le similitudini del Racconto sono quasi identiche se non un Velo azzurro che le avvolgeva il capo e i suoi bellissimi capelli di cui il mare ne assunse il colore. Ma entrambe le leggende convergono su un punto: il sentire, durante le notti di tempesta, il pianto straziante della Donna Dunque, la leggenda di Donna Canfora non smette ancora oggi di Stupire e affonda le sue radici in un incrocio di culture plurimillenarie che caratterizza tutta la Calabria costiera. Sappiamo che il nome Cànfora deriva dal kánephoros (“portatore di cesta”), le cànefore che nella Grecia classica erano le fanciulle che trasportavano delle ceste durante le processioni religiose in onore delle divinità femminili, quali Atena, Artemide, o Demetra, Persefone durante la celebrazione di riti per favorire la fecondità e la rigenerazione stagionale. Riti noti e diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo (vi ricordate ne abbiamo parlato nel post Di CHORA’ TU VUA) Il rapimento (topos) nella leggenda di Donna Canfora, rimanda al rapimento di Persefone da parte del dio Ade…… e se dunque la tradizione popolare Palmese abbia tramandato il racconto di bocca in bocca, da uditore a cantore adattando la vicenda mitica all’incursione dei saraceni, trasformando il luogo della divinità alla quale era dedicato il tempio di Taureana alla Storia di Donna Canfora? Dove leggenda e mito si uniscono noi non possiamo saperlo, possiamo solo ascoltare le storie che vengono tramandate e tutto questo fa parte di un’identità del territorio e del nostro essere. Virtues were discretion, observance of the secret of the order; obedience to the supreme hierarchies of the order; constitutionality; love of humanity; courage; generosity and love of death. (Lev Tolstoy). Today we start from here, not a myth but a legend one of the most beautiful and famous of our Calabrian coast. The legend of Donna Canfora "Learn O tyrant, that the women of this land prefer death to dishonor!" We fascinated you a few weeks ago with the story of Porto Oreste, of the myth of the Seven tributaries of the Metauro River, but what we had not told you yet is the legend of Donna Canfora. And it is along the Calabrian Tyrrhenian coast, Taureana di Palmi, in the ancient Port of Pietrenere in the Province of Reggio Calabria that we imagine we are. A Woman Her Virtue: Donna Canfora. There are several versions of the place of her abode, one of all that she lived in the Saracen tower of Palmi, one of the ancient sixteenth-century watchtowers that stand on the coast of the Costa Viola, on top of the plateau of Taureana, close to a cliff overlooking the beach of Lido di Palmi. A beautiful noblewoman, she was widowed when she was very young and devoted her life to her dead husband. She spent her days watching the sea and working with the spinning wheel. But the rare beauty of the woman did not go unnoticed and became famous among the Saracens who often used to make raids on the Tyrrhenian coast of Reggino. So they decided to kidnap Donna Canfora. But with what stratagem? How to bring the woman on the ship? Once landed in Pietrenere, they set up on the ship a market of precious fabrics, majolica, hard stones that caught the attention of visitors and of the woman's housekeeper, who, thinking of doing something nice, convinced Donna Canfora to follow her to the port, even if that morning, a strange premonition accompanied herp through the crowd, crossing the border that was the deck of the ship. But once on board, the captain of the ship ordered the fleet to weigh anchor. Trapped now, the ship began to move away from the beach. Realizing the deception, the young woman asked for the last time to be able to say goodbye to her land. and approaching the parapet, she threw herself into the sea. Her blue brocade dress weighed down by the water did not give her a chance, and she was swallowed by the sea. Since then it is said that the sea where Donna Canfora died took on an iridescent blue color, turquoise, sometimes shining like a thousand diamonds.... But she does not rest in peace, it is said that on stormy nights you can hear her heartbreak, her crying. It is also said that she turned into a mermaid so much so that her song is still heard from the boats of passing fishermen. A further version of the legend, relocates Donna Canfora to Torre Ruffa, near Tropea in the province of Vibo Valentia. The similarities of the tale are almost identical except for a blue veil that wrapped her head and her beautiful hair of which the sea assumed the color. But both legends converge on one point: to hear, during the nights of storm, the heartbreaking cry of the Woman. Therefore, The legend of Donna Canfora never ceases to amaze and has its roots in a crossroads of cultures that characterizes all of coastal Calabria. We know that the name Cànfora derives from kánephoros ("basket bearer"), the cànefore in classical Greece were the girls who carried baskets during religious processions in honor of female divinities, such as Athena, Artemis, or Demeter, Persephone during the celebration of rites to promote fertility and seasonal regeneration. Rites known and widespread throughout the Mediterranean basin (remember we talked about it in the post Of CHORA 'TU VUA) The abduction (topos) in the legend of Donna Canfora, refers to the Abduction of Persephone by the god Hades...... and if therefore the Palmese popular tradition has handed down the story from mouth to mouth, from hearer to singer adapting the mythical event to the incursion of the Saracens, transforming the place of the divinity to which the temple of Taureana was dedicated to the History of Donna Canfora? Where legend and myth come together we cannot know, we can only listen to the stories that are handed down and all this is part of an identity of the territory and of our being. Maria Celebre Francesca Morabito Maria Celebre

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